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Postato lunedì, 29 maggio 2006
Molti sanno che Benjamin Franklin (1706-90) era un inventore, un uomo politico, un ambasciatore; ma che questa figura di eclettico pensatore fosse anche un prolifico giornalista e scrittore è cosa che non è nel sapere comune. In particolare egli per quasi trent'anni pubblicò (sotto lo pseudonimo di Richard Saunders), il "Poor Richard's Almanack", un vero e proprio almanacco in cui raccoglieva e propinava una serie di proverbi e sentenze popolari su tutti i campi del sapere e della vita quotidiana. Il volumetto edito da Ibis seleziona i passaggi e gli interventi comparsi nel corso degli anni che hanno a tema il denaro e il guadagno. Ci troviamo così di fronte a una collezione di aforismi e di "aure massime" che rispecchiano in pieno la settecentesca accezione dell'economia come luogo per raggiungere, e dove esprimere, la virtù; come dice lo stesso Franklin, la sua preoccupazione era quella di "imprimere nella gente l'operosità e la frugalità come mezzi per procurarsi l'agiatezza, e perciò per raggiungere anche la virtù". Il richiamo alle classiche qualità dell'industriosità e della parsimonia, accompagnate dalla benedizione del cielo, può servire a far riflettere quanti, in tempi come i nostri, sono giustamente preoccupati da un certo modo di fare soldi, o anche solo di concepire il denaro. Ma dietro le ingenue e a volte paternalistiche raccomandazioni sull'uso del tempo, sul risparmio, sulla frugalità dei consumi, su come onorare i propri debiti, si cela una concezione decisamente "sociologica" dell'economia, che darebbe senz'altro da pensare anche agli studiosi di professione "l'arte di diventare ricchi consiste in particolare nell'economia. Non tutti gli uomini sono egualmente dotati per guadagnare soldi, ma è possibile a chiunque far pratica di questa virtù"... e ancora: "la strada della ricchezza, se vi interessa, è piana come la strada per il mercato. Tutto dipende principalmente da due parole, industriosità e frugalità; cioè non sprecate n‚ tempo n‚ denaro, ma fate l'uso migliore di entrambi. Chi ottiene tutto ciò che può onestamente, e risparmia tutto ciò che guadagna (escluse le spese necessarie), certamente diventerà ricco; così infatti ha stabilito nella sua saggia Provvidenza, questo Essere che governa il mondo e a cui tutti dovrebbero guardare per una benedizione dei loro onesti sforzi.
Postato lunedì, 29 maggio 2006
Con un titolo del curatore, appaiono opportunamente avvicinati tre racconti brevi di Henry James inediti in Italia.Nella prefazione Pignata cita l'affermazione di James: "L'analogia tra l'arte del pittore e l'arte del romanziere è (...) completa: la loro ispirazione è la stessa, il loro procedimento (per quanto consentito dalla diversità del mezzo) è lo stesso, il loro successo è lo stesso". Il successo è senz'altro considerevole nei tre racconti qui accuratamente tradotti: "The Story of a Masterpiece" (1868), dove un ritratto della fidanzata eseguito da un precedente corteggiatore beffato rivela qualcosa al promesso sposo; "The Sweetheart of M.Briseux" (1873), dove pittore geniale e mediocre si confrontano con lo stesso soggetto mutando il corso degli eventi; "The Tone of Time" (1900), dove un quadro riporta fra due donne - pittrice e committente - il fantasma del comune amato: quasi una storia spiritica.Sono racconti deliziosi da leggere per l'evocazione di atmosfere di studi e di provinciali cittadine francesi.In quello del 1900 possiamo vedere in azione lo stile proliferante dell'ultimo James, che non racconta più storie ma mostra come i personaggi, a monosillabi e frasi mozze, capiscono la vicenda in cui sono immersi.Visto che questa maniera può stuccare, fa piacere arrivarvi dopo due fresche miniature - realiste più nell'intenzione che nei risultati - del primo James: passare da Newport o "la piccola pinacoteca di M." prima di arrivare in una Londra in cui si aggira il fantasma di Oscar Wilde e del suo "Ritratto."
Postato martedì, 23 maggio 2006
Un libro di immagini, dal passato, nel presente e forse del futuro. Un libro di segni e di simboli, alcuni eterni altri effimeri: le pseudoicone di un contemporaneo in perenne divenire e disegnato nei secoli dalle forme che l’uomo ha prodotto per comunicarsi e per comunicare. 112 pagine, ricche, coloratissime, dadaiste, fanno da scenario all’incontro casuale, su un volo per El Cairo, fra Riccardo, archeologo romano e Isabelle, esperta di manoscritti e volumi antichi. Quest’incontro porta i due protagonisti a condividere l’avventura della ricerca di un tesoro del quale Isabelle è certa aver trovato gli indizi in un falso della Bibbia dalle 42 linee di Gutenberg. Su un taxi per Alessandria d’Egitto la donna, senza nessuna apparente ragione, rivela a Riccardo la sua scoperta e lui ora si trova di fronte a un’importante decisione.